Nel ricordo di una bomba che il 18 marzo 1944 alle ore 15:30 colpì il tram n. 8 in via Morgagni, diretto a Piazza Bologna.
Questo è un breve racconto di uno dei ripetuti atti di insensato terrorismo avvenuti nel marzo 1944 nel nostro quartiere Italia, da parte degli angloamericani, incomprensibili dopo l’armistizio, che non colpivano obiettivi militari ma la popolazione.
E’ il 18 marzo 1944, nel nostro quartiere si scatena un inferno di bombe; e inesorabilmente avviene una carneficina; siamo in via Morgagni all’altezza della allora clinica Ciancarelli, nel tratto tra via Regina Margherita e piazza Salerno: un’esplosione coinvolge il tram n. 8 che trasporta al suo interno 60 passeggeri. Le schegge della bomba forano le lamiere: mandano in frantumi i vetri, squarciano e rivoltano i sedili. Muoiono tutti, tranne il conducente che riporta ferite gravissime. Altre tre vetture aprono le porte per lasciar scappare i passeggeri terrorizzati. Altrove, in via Andrea Cesalpino, viene colpita l’ambasciata dell’Iran (la storia non cambia…) che oggi si trova in via Nomentana, e altri grossi danni vengono segnalati su viale Regina Margherita 253-293. Inoltre una bomba colpisce via dei Villini n.12-16 dove si trova la Legazione d’Ungheria.
In memoria della tragedia che aveva colpito il tram n. 8 alcuni giorni dopo sulle mura romane del Castro Pretorio era stata attaccata una immagine della Madonna di Pompei, successivamente sostituita da una vera e propria lapide accanto alla quale successivamente, di giorno in giorno, comparvero altre piccole lapidi ex voto. Dopo alcuni anni fu messa una tribunetta con inginocchiatoio e le lapidi erano diventate talmente tante che coprivano le mura per almeno cento metri per parte. Poco tempo fa, non si sa se per opera del Comune o del Vaticano, altarino ed ex voto furono rimossi. Oggi quindi di tutto ciò che successe non c’è più traccia, né del tram, né della bomba, né dei morti, né della devozione. Credo che il Comune avrebbe dovuto mettere una ‘memoria’ come è stato fatto in altri casi (quest’ultima è una menzione ripresa da un libro di Renata Mazzoni).